Progettare l’ordinario instabile: l’edilizia di fronte allo stress climatico e sociale permanente
L’architettura contemporanea si confronta con una nozione di “estremo” che non coincide più con eventi eccezionali. Terremoti, alluvioni e incendi restano nell’orizzonte del progettista, ma accanto a essi si è stabilizzata una condizione quotidiana fatta di ondate di calore prolungate, isolamento sociale cronico, densità abitativa non equilibrata e trasformazione del lavoro in direzione ibrida. Progettare oggi significa rendere abitabile una normalità diventata instabile.
Questa nuova consapevolezza emerge con chiarezza dai progetti premiati agli AZ Awards 2026, competizione internazionale promossa da AZURE Magazine. I vincitori mostrano un’evoluzione dei parametri di eccellenza: l’innovazione formale non è più sufficiente. Conta la capacità di rispondere a sfide ambientali e sociali concrete, integrando sostenibilità, inclusione e rigenerazione urbana.
Residenze come infrastrutture sociali
Due progetti premiati segnalano come l’abitare stia diventando uno strumento di inclusione. Il complesso 26 Point 2 Apartments a Long Beach e l’edificio 1120 Ossington a Toronto sono stati riconosciuti per aver offerto non solo alloggi ma dignità e identità a persone in percorsi di uscita dalla condizione di senza fissa dimora. L’architettura è chiamata a contribuire alla coesione sociale, e questi interventi rappresentano un esempio concreto di come progettare possa tradursi in supporto alla comunità.
Sul fronte ambientale, il mass timber (legno strutturale ingegnerizzato) è protagonista di diverse opere premiate: il Koffler Scientific Reserve, il Limberlost Place e il Three Roofs Timber Hall testimoniano la diffusione di materiali a minore impatto ambientale. La costruzione in legno si conferma tra le strategie più promettenti per la decarbonizzazione del settore edilizio.
Spazio pubblico come infrastruttura climatica
Il progetto del paesaggio assume una funzione strategica. Lo studio danese SLA è stato premiato per la trasformazione verde di Grønningen-Bispeparken a Copenaghen e per la riqualificazione del David Crombie Park a Toronto. Questi interventi riflettono l’importanza crescente delle infrastrutture verdi, della biodiversità urbana e degli spazi pubblici progettati per essere resilienti ai cambiamenti climatici.
Un ulteriore aspetto riguarda l’esperienza delle persone nello spazio. Il riconoscimento al progetto di wayfinding del Hiwa Recreation Centre in Nuova Zelanda evidenzia come accessibilità, orientamento e qualità dell’esperienza utente siano diventati centrali nella progettazione contemporanea.
Adattamento difensivo e adattamento generativo
Elena Stoppioni, Director ESG Strategy & Impact di Lombardini22 e Presidente di Save the Planet APS, introduce una distinzione utile derivata dalla Tassonomia europea. Da un lato esiste un adattamento difensivo, che progetta per non subire danni. Dall’altro un adattamento generativo, in cui l’intervento, oltre a proteggere, produce valore ambientale e sociale aggiuntivo. La sfida è spostare l’architettura dal primo al secondo registro.
Secondo Stoppioni, rispondere al caldo con la sola climatizzazione è una forma di maladattamento: aumenta i consumi, scarica calore in strada peggiorando l’isola di calore ed è profondamente diseguale. La direzione corretta prevede una gerarchia rovesciata: soluzioni passive e basate sulla natura, poi tecnologia efficiente, e climatizzazione come ultima risorsa. Lavorare su ombra, vegetazione, orientamento, ventilazione naturale, materiali ad alta riflettanza e de-impermeabilizzazione dei suoli sono azioni prioritarie. L’infrastruttura blu-verde (alberature, tetti verdi, raccolta acque) diventa dispositivo di raffrescamento e drenaggio.
Sullo spazio pubblico, Stoppioni parla di “doppio dividendo”: una piazza alberata o un suolo permeabile abbassano la temperatura percepita e funzionano come rifugio dal caldo per chi non ha alternative, mentre lo stesso spazio combatte l’isolamento sociale offrendo occasioni di incontro. Il suo approccio è quello dell’agopuntura urbana: interventi piccoli, diffusi e partecipati, come il progetto sul Parco Baden-Powell a Milano, sviluppato con Lombardini22 e Save the Planet.
Densita e qualita: il caso di Eindhoven
Il quartiere Nieuw Bergen a Eindhoven, firmato da MVRDV, interpreta una delle sfide più attuali: aumentare la densità abitativa senza rinunciare a comfort climatico e relazioni sociali. Il complesso riunisce 237 abitazioni tra edifici nuovi e strutture storiche recuperate. La silhouette dai tetti inclinati non è solo segno architettonico ma strategia per massimizzare l’accesso alla luce naturale e migliorare il microclima. Le coperture ospitano pannelli fotovoltaici, tetti verdi e spazi condivisi come terrazze e una serra per giardinaggio collettivo. L’architettura diventa infrastruttura per il benessere ambientale e la vita comunitaria.
L’evoluzione in corso è chiara: la progettazione non può più limitarsi alla risposta difensiva agli eventi estremi. Deve integrare clima, società e quotidianità in un unico disegno. L’edilizia contemporanea si sta attrezzando per farlo, con materiali, strategie e un’attenzione nuova alla dimensione sociale dello spazio costruito.