Nuova generazione di norme tecniche europee: la sfida dei progettisti nell’adeguamento entro il 2028

La dodicesima edizione della Seismic Academy di Hilti, tenutasi a Milano il 20 maggio 2026, ha messo al centro del dibattito il passaggio alla seconda generazione degli Eurocodici. Durante l’evento, il Prof. Raffaele Landolfo dell’Università Federico II di Napoli ha fornito una roadmap chiara: gli standard saranno disponibili già da marzo 2026, la pubblicazione nazionale è attesa per settembre 2027, mentre il ritiro definitivo della prima generazione è fissato a marzo 2028. Per il contesto italiano, ciò significa un delicato lavoro di coordinamento tra i nuovi Eurocodici, i relativi Annessi Nazionali e le attuali NTC 2018, con la necessità di un aggiornamento tecnico continuo.

Prontezza del settore e possibili criticità operative

Nel valutare lo stato di preparazione della categoria, Paolo Baccarini, Direttore Ingegneria di Hilti Italia, ha riconosciuto che la transizione rappresenta una discontinuità significativa. I professionisti dovranno familiarizzare con nuovi approcci progettuali, formule e coefficienti di verifica che modificano in parte le metodologie consolidate. Nonostante alcuni nuovi Eurocodici siano già stati pubblicati, Baccarini ha segnalato che le richieste di approfondimento da parte degli studi di progettazione sono state finora contenute, probabilmente in attesa della definizione degli Annessi Nazionali. La percezione è che le competenze di base nel settore ingegneristico italiano siano adeguate, ma il vero fattore critico sarà la tempistica di pubblicazione degli Annessi Nazionali. Se questa dovesse essere troppo ravvicinata alla scadenza del 2028, gli studi potrebbero trovarsi a dover aggiornare rapidamente software e procedure interne, creando un potenziale collo di bottiglia operativo.

Ricadute sulla progettazione sismica e sui sistemi di ancoraggio

L’evoluzione dell’Eurocodice 8, con una spinta verso un approccio prestazionale basato sugli spostamenti, non riguarda solo gli elementi strutturali primari. Secondo Baccarini, vi sono implicazioni altrettanto rilevanti per il fissaggio degli elementi non strutturali, un aspetto sempre più critico per la sicurezza sismica complessiva. La novità principale risiede nella modalità di valutazione delle azioni sismiche trasmesse alle connessioni e nella loro integrazione nel nuovo EC8-1-1. Questo influenzerà la scelta degli ancoranti e i criteri di verifica, che dovranno tenere conto della duttilità strutturale e della classe di azione sismica. Per i produttori, questa evoluzione normativa rappresenta un impulso a sviluppare sistemi di ancoraggio e strumenti di calcolo più performanti, capaci di allinearsi a una progettazione orientata alla resilienza.

Strumenti e competenze per la transizione

Per supportare i progettisti in questa fase, Hilti ha delineato una strategia che parte dall’aggiornamento del software di calcolo PROFIS Engineering e dalla formazione continua dei propri Field Engineers. L’obiettivo è quello di garantire che gli specialisti possano affiancare gli studi di progettazione direttamente sul campo, con approfondimenti mirati sulle novità introdotte dalla seconda generazione degli Eurocodici e dalle future NTC. A questo si aggiungono attività di formazione a distanza, webinar tecnici e la pubblicazione di contenuti specialistici attraverso l’Engineering Center. L’approccio, come sottolineato da Baccarini, è già consolidato in un settore, quello delle connessioni e dei sistemi di supporto, in continua evoluzione normativa.

Oltre la norma: qualità progettuale e gestione della complessità

La Seismic Academy 2026 ha affrontato anche temi che vanno oltre il mero aggiornamento normativo. È emersa l’evoluzione del ruolo del RUP verso un profilo di project manager pubblico, chiamato a integrare competenze tecniche e gestionali. Il caso della riqualificazione dello Stadio Artemio Franchi di Firenze ha dimostrato come, attraverso un approccio integrato, sia possibile portare l’indice di sicurezza di un edificio storico dal 35% a circa l’80%. Un altro punto centrale è stato il divario tra progettazione ed esecuzione: progetti formalmente corretti spesso non sono pienamente cantierabili, segnalando la necessità di un coordinamento più stretto tra tutti gli attori della filiera. L’esperienza di EXYTE ha evidenziato il ruolo del BIM come strumento di integrazione continua tra discipline, utile per gestire la complessità di progetti come data center e camere bianche. Infine, l’approccio di UniCredit ha mostrato come la gestione del rischio sismico debba estendersi all’intero portafoglio immobiliare, definendo priorità di intervento sulla base di pericolosità, vulnerabilità ed esposizione.

Il quadro emerso è chiaro: la transizione al 2028 non impone solo nuove prescrizioni, ma richiede un diverso livello di sinergia tra normativa, ricerca, strumenti digitali e pratica professionale. Per i progettisti, il percorso sarà anche una verifica della propria capacità di aggiornamento tecnico e organizzativo, dove la formazione e la qualità progettuale diventeranno elementi centrali.

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