L’architettura ecosostenibile si inserisce nel più ampio dibattito sulla transizione ecologica del settore delle costruzioni, con l’obiettivo di ridurre l’impronta ambientale dell’ambiente costruito. Progettare in modo sostenibile significa integrare criteri di efficienza energetica, tutela degli ecosistemi e benessere degli occupanti, in un equilibrio che coinvolge aspetti ambientali, sociali ed economici. Questa visione, lontana da scelte green episodiche, richiede un approccio progettuale olistico che accompagna l’intero ciclo di vita dell’opera.
Origini e definizione del concetto
L’architettura ecosostenibile non costituisce una disciplina con caratteri stilistici codificati, bensì una modalità di approccio al progetto che fa riferimento al concetto di sostenibilità definito nel 1987 dalla Commissione mondiale su ambiente e sviluppo dell’UNEP, nel Rapporto Brundtland. Come evidenziato dalla Treccani, si tratta di realizzare un’architettura compatibile con la vita dell’uomo, le sue attività, l’ambiente naturale e il contesto in cui si inserisce.
Il concetto ha preso forma a partire dagli anni Settanta, in Germania, con la nascita della baubiologie (bioedilizia). In quel periodo si è affermata la consapevolezza che le risorse non sono infinite e che il rapporto tra architettura e ambiente debba essere ripensato radicalmente. Oggi, quando si parla di architettura ecosostenibile, si considerano fattori come l’impatto ambientale, la salute e il comfort delle persone, oltre all’efficienza energetica, con l’obiettivo di progettare secondo i ritmi naturali e le risorse disponibili.
Principi di progettazione integrata
La bioedilizia si fonda su una progettazione integrata in cui ogni decisione deriva da una chiara visione ecologica. Il punto di partenza è il rapporto con il contesto: il terreno non viene considerato come un semplice supporto edilizio, ma come un sistema complesso da comprendere attraverso l’analisi delle caratteristiche geografiche, della qualità del suolo e delle condizioni microclimatiche. Questo approccio valorizza le risorse naturali, come l’irraggiamento solare e la ventilazione, senza compromettere gli equilibri dell’ecosistema locale.
Un’attenzione particolare viene dedicata alla scelta dei materiali, privilegiando risorse locali, rinnovabili e durevoli, per ridurre l’impatto dei trasporti e il consumo di materie prime non rinnovabili. La sostenibilità coinvolge anche la gestione del cantiere, organizzata secondo criteri di economia circolare, con strategie di recupero e riciclo dei materiali di scarto.
L’approccio olistico si riflette sulla qualità della vita degli occupanti. L’esclusione di sostanze chimiche nocive e solventi tossici garantisce ambienti interni più salubri, confortevoli e orientati al benessere delle persone.
Selezione dei materiali a basso impatto ambientale
Nel contesto della progettazione sostenibile, i materiali più utilizzati nella bioedilizia includono il legno, apprezzato per le sue proprietà strutturali. A differenza di cemento e laterizio, che richiedono armature metalliche per resistere alle sollecitazioni, il legno presenta buone capacità di resistenza a trazione, compressione e flessione.
L’efficienza energetica viene migliorata attraverso isolanti di origine naturale, come il sughero. Utilizzato in lastre per sistemi a cappotto, sia in nuove costruzioni sia in interventi di riqualificazione, il sughero è un materiale leggero, riciclabile, con buone proprietà termoacustiche. Contribuisce alla regolazione dell’umidità interna e alla traspirabilità delle pareti.
Altri materiali naturali comprendono la fibra di legno e la canapa, da cui si ottengono blocchi, pannelli isolanti e prodotti per finiture. La paglia, se correttamente pressata e inserita in strutture adeguate, garantisce comfort termico e acustico, con bassa conducibilità e buon comportamento igrometrico. La terra cruda e il bambù, quest’ultimo caratterizzato da crescita rapida e buona disponibilità senza trattamenti agricoli intensivi, completano il panorama dei materiali naturali.
Una parte della bioedilizia recente si basa sul riutilizzo di materiali esistenti, come legno di recupero e plastica riciclata, integrando i principi dell’economia circolare nel settore delle costruzioni.
Efficienza energetica e involucro edilizio
La riduzione dei consumi energetici rappresenta un aspetto fondamentale dell’architettura sostenibile. L’adozione di soluzioni ad alte prestazioni, integrate con energie rinnovabili come fotovoltaico, solare termico, geotermia e pompe di calore, permette di ridurre consumi ed emissioni.
La qualità dell’involucro edilizio è decisiva: un adeguato isolamento di pareti, coperture e serramenti riduce la dispersione termica e il fabbisogno energetico per il comfort. La selezione dei materiali, privilegiando soluzioni naturali, locali, riciclate o riciclabili, incide significativamente sull’impatto lungo tutto il ciclo di vita. Anche la gestione dell’acqua, attraverso dispositivi che limitano i consumi e sistemi di recupero delle acque piovane, è un elemento chiave.
Certificazioni ambientali e prospettive future
I protocolli LEED e BREEAM sono due sistemi di certificazione ambientale per edifici sostenibili. Il LEED, nato negli Stati Uniti negli anni Novanta, prevede requisiti obbligatori e un sistema di valutazione basato su energia, acqua, materiali, qualità degli ambienti interni e innovazione, con livelli crescenti fino al Platino. Il BREEAM, sviluppato nel Regno Unito alla fine degli anni Ottanta, valuta gestione, energia, comfort, materiali e impatto ambientale, utilizzando una ponderazione dei punteggi.
Le tendenze future dell’architettura sostenibile puntano alla riduzione dei consumi attraverso un migliore isolamento degli edifici, l’uso di tecnologie efficienti e la progettazione di strutture a energia quasi zero (NZEB, Nearly Zero Energy Building). I principi dell’economia circolare applicata alle costruzioni e una maggiore attenzione verso le rinnovabili, con l’incremento di soluzioni eoliche e fotovoltaiche diffuse nelle città, saranno temi centrali nel dibattito del settore.