Il principio del silenzio-assenso in edilizia non opera in modo automatico quando la domanda presentata alla pubblica amministrazione si basa su una ricostruzione falsa della situazione esistente o quando vengono omesse informazioni rilevanti per l’istruttoria. La falsa dichiarazione o la reticenza su circostanze determinanti impediscono la formazione del titolo abilitativo, poiché il rapporto di correttezza tra privato e amministrazione rappresenta il fondamento necessario per la sua efficacia.
Il perfezionamento del titolo tra veridicità e leale collaborazione
L’istituto del silenzio-assenso, disciplinato dal diritto amministrativo, consente al privato di vedere accolte le proprie richieste quando l’ente preposto non si pronuncia entro i termini previsti. Tuttavia questo meccanismo non può produrre effetti giuridici se l’istanza è viziata da rappresentazioni non veritiere dello stato edilizio o da omissioni di elementi essenziali per la valutazione. In tali ipotesi il titolo non si perfeziona a monte, perché viene meno il presupposto della leale cooperazione, requisito imprescindibile per l’operatività del silenzio-assenso.
Implicazioni per progettisti e consulenti tecnici
Per il professionista che redige e presenta istanze edilizie, la sentenza richiamata introduce un vincolo stringente: ogni documento tecnico, ogni planimetria, ogni dichiarazione sullo stato dei luoghi deve corrispondere integralmente al vero. L’occultamento di una difformità preesistente, la mancata indicazione di una destinazione d’uso non conforme o la descrizione parziale delle opere realizzate possono compromettere l’intero procedimento, anche se l’amministrazione non si esprime nei termini. La responsabilità ricade sul tecnico che ha predisposto la pratica, con possibili ricadute disciplinari e risarcitorie.
Il rapporto di leale collaborazione non è una formula astratta: si traduce nella completezza e nella correttezza dei dati presentati. Il silenzio-assenso non sana le falsità, né può essere invocato come scudo per omissioni colpose o dolose. Per il progettista strutturale o per il consulente tecnico che segue la pratica edilizia, la lezione è chiara: la verifica accurata della documentazione pregressa e la dichiarazione esplicita di ogni circostanza rilevante costituiscono l’unica via per garantire la validità del titolo ottenuto tramite silenzio-assenso.
La giurisprudenza amministrativa conferma che la buona fede documentale resta il pilastro su cui si regge l’intero sistema dei titoli abilitativi. In assenza di questa base, nessun meccanismo di formazione tacita della decisione può operare, e l’atto che ne deriverebbe sarebbe comunque invalido.
